Il tartufo origini e cenni storici

La storia del tartufo affonda le sue radici in tempi antichi e risulta difficile distinguere tra realtà e legenda. Gli storici lo menzionano  come alimento già nell’antica Grecia, dal nome di Ydnon secondo le credenze dell’epoca, nasceva dalla combinazione tra le piogge autunnali e il tuono.

La natura stessa del tartufo, fungo che cresce sotto terra senza apparenti radici, ha fatto si che nel tempo le legende su di esso aumentassero, sappiamo di certo che anche nell’antichità questo “frutto”  fosse molto costoso e indice di nobiltà e potenza per coloro che l’offrissero. Gli sono stati attribuiti per molti secoli poteri afrodisiaci, tesi sostenuta anche da importanti studiosi e filosofi dell’antichità come Galeno e Pitagora.

Anche i romani ne furono consumatori, definito da Nerone come cibo degli dei. Ricette a base di questo tubero risalgono all’epoca di Traiano, dove Apicio ( esistono delle diatribe in merito al nome del cuoco in questione), cuoco dell’impero, ne decantava le lodi nel De re culinaria, libro di ricette romane.

Tartufo nero
Tartufo nero

Nel Medioevo le conoscenze sul tartufo non accrebbero e le teorie più accreditate furono ancora quelle riportate dagli antichi studiosi, Plinio il Vecchio, Cicerone infine Plutarco che ne spiegava l’origine attribuendola ancora una volta alla combinazione di acqua, calore, terra e folgore.

Reali notizie e studi su questo alimento e sulle diverse specie risalgono al 1699, quando il botanico Ray individuò i semi del tartufo, quelli che attualmente sono definite spore. Fu nel 1711 che Geoffroy osservò la presenza delle spore nella polpa del tartufo e individuò nel terreno ricco di radici di querce l’habitat ottimale per la crescita del tartufo nero.

Fino alla prima metà dell’ottocento, sulle origini del tartufo e sulla sua botanica ancora aleggiava un alone di incertezza. Alcuni studiosi affermarono anche che la nascita del tartufo era da attribuire alla puntura di una particolare razza di mosca sulla radice della quercia.

Di sicuro sappiamo che il tartufo continuava a essere consumato, sopratutto sulle tavole dei più potenti uomini di quegli anni: Luigi XVIII, Napoleone, papa Gregorio e molti altri. Dal menù del congresso di Vienna del 1815 si legge anche il nome di una portata con il tartufo, “Croquettes d’èsturgeon aux truffes”.

Le basi sullo studio moderno del tartufo vennero gettate solo nel 1831 grazie allo studioso Carlo Vittadini, che con la sua opera “Monographia tuberacearum”, descrisse la maggior parte delle specie di tartufo in maniera scientifica confutando tutte le “credenze ” fino ad allora attribuite alle sue origini. La sua opera fu così tanto importante che ancora oggi molte specie di tartufo portano il suo nome, come il Tuber melanosporum Vittadini, il Tartufo nero pregiato.

Il tartufo nel 1892, grazie alla raccolta degli studi fatti fin ad allora, viene definito come appartenente alla famiglia delle Tuberacee.

Fonte: Gianni Ravazzi, “IL TARTUFO”, De Vecchi EDITORE, pag. 11 – 15

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