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Castelli

Il Castello Monforte di Campobasso

Il Castello Monforte di Campobasso

Il Castello Monforte è il simbolo di Campobasso, nonché monumento nazionale. E’ certo che il nome derivi da Nicola II Monforte, dei Monforte-Gambatesa, il quale lo restaurò pochi anni dopo il terremoto del 1456. Datare un castello è difficile perché, come è noto, la fortezza passa da un proprietario all’altro e da una dominazione all’altra inoltre, anche i periodi storici e artistici ne influenzano lo stile architettonico e artistico.

Capita di vedere dei castelli a pianta medievale che però hanno aggiunti elementi in stile rinascimentale e altre influenza artistiche. Per non parlare di certi castelli che dapprima venivano rasi al suolo per poi essere ricostruiti molte volte. Questo scempio artistico è dovuto anche al capriccio di qualche proprietario che vuole trasformare un edificio con una funzione specifica in qualcosa di totalmente diverso ed incompatibile con la storia dell’edificio stesso.

Purtroppo, il Castello Monforte appartiene a questa categoria, in quanto i lavori sono stati affidati a costruttori che senza farsi troppi problemi hanno trasformato questo gioiello in un edificio che non ha nulla dell’anima originale, tanto che gli storici non sono neanche certi che il conte Nicola II Monforte-Gambatesa ne abbia ordinato la costruzione. Alcuni ci vedono delle origini normanne, anche se è probabile che fosse una fortezza costruita interamente in legno longobarda e che poi fu riedificata in pietra, secondo l’usanza normanna. Sicuramente, il Monforte ci fece mettere mano in seguito al terremoto abbattendo le case esistenti sulla sommità del colle, lasciando solo le chiese, e spostando la zona abitata in basso per permettere la costruzione di una zona militare.

L’ingresso in origine era delimitato da un fossato artificiale secco ed era ad oriente, però con la messa al bando di Nicola II Monforte, questo ingresso fu murato e rimase il vecchio ingresso secondario che affaccia sul piazzale di fronte alla Chiesa della Madonna. Del resto, non era solo la dimora dei Signori di Campobasso e della sua corte, bensì un edifico a scopi militari, visto che era collegato da mura con dei piccoli fortilizi e altri edifici, per formare una sola struttura di difesa costellata da doppie mura poste a 4 metri l’una dall’altra. Erano divise in due parti: apportico, ovvero la parte superiore dove c’era il cammino di ronda, e una parte inferiore chiamata supportico, dove si spostavano i soldati. Sotto il dominio aragonese, vennero aumentate le porte della cinta muraria a sei, mentre una o due torri erano state poste ai lati e la strada si collegava con la parte alta della città.

Ad oggi, si nota la pianta quadrangolare su roccia calcarea proveniente dal monte, i torrioni circolari un mastio (una torre rettangolare). Si notano le poche finestre quadrate posizionate a uguale distanza e i merli guelfi. L’interno è vuoto, ma si nota la divisione in piani e le tracce di vecchie scale. E’ presente una sala coperta che viene usata come sacrario dei caduti in guerra e dove si possono ammirare lavori in ferro battuto. Molto caratteristiche le carceri, in quanto per un periodo l’edificio fu un vero e proprio carcere e ci viveva il carceriere con la famiglia. Imperdibile anche il panorama dal terrazzo, dove si scorgono i resti delle mura, il centro storico, le montagne abruzzesi e le pianure di Puglia.

Immagine di copertina tratta da: primopianomolise.it

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